Heretic’s Foundation XVIII: capre e scimmie o Perché Shakespeare fece visita alla piccola città di Bassano?

di John Hudson, darkladyplayers@aol.com
Speciale per il Clyde Fitch Report, 14 dicembre 2009

 

Viene qui riportato, in traduzione, un articolo del Clyde Fitch Report. In esso l’autore John Hudson sostiene, sulla base di un saggio di Roger Prior (accademico della Belfast University, studioso di Shakespeare), l’ipotesi che il poeta di Stratford abbia visitato Bassano. Avendo qui ammirato e studiato l’affresco dipinto da Jacopo Da Ponte sulla facciata di casa Dal Corno, ad esso si sarebbe ispirato nella stesura della tragedia Otello. Egli avrebbe addirittura inserito nelle sue opere nomi e caratteri di personaggi noti nella Bassano del Cinquecento.
Lo studio del professor Roger Prior è un lungo e documentato saggio in cui si ripercorre l’ipotetico itinerario shakespeariano in Italia attraverso nomi, luoghi e riferimenti letterari. In esso il passaggio per Bassano assume un rilievo del tutto particolare. John Hudson, però, va oltre le deduzioni di Prior, presentando un’ipotesi che addirittura lo porta a mettere in dubbio la vera identità di Shakespeare. Secondo lui il “Bardo” sarebbe stato, in realtà, una poetessa appartenente ad una famiglia di origini bassanesi: Amelia Bassano Lanier.
Il professor Prior, purtroppo, non è più con noi. Tuttavia, chi fosse interessato ad una copia del suo saggio, uscito su Journal of Anglo-Italian Studies, 2008, lo può richiedere all’indirizzo di John Hudson, darkladyplayers@aol.com.

 

Quasi 400 anni dopo la morte di Shakespeare, la sua strana espressione “capre e scimmie” come immagini della lussuria continua ad attirare l’attenzione. La Milwaukee Shakespeare Company ha perfino scelto, nel dar vita a un nuovo gruppo dalle ceneri del precedente, di usarla come proprio nome. Ma da dove viene questa strana immagine? Appare in Othello come una maledizione, ma anche come una sorta di metafora nel discorso di Iago in Atto 3, Scena 3, che vale la pena citare per intero:

What shall I say? Where’s satisfaction?

It is impossible you should see this,

Were they as prime as goats, as hot as monkeys,

As salt as wolves in pride, and fools as gross

As ignorance made drunk. But yet, I say,

If imputation and strong circumstances,

Which lead directly to the door of Truth,

Will give you satisfaction, you may have’t. (III.iii.404-411)1)

Né l’edizione Arden, né l’edizione New Variorum di Shakespeare hanno qualcosa di utile da dire sull’origine di queste figure e su cosa potrebbe plausibilmente collegare questi concetti peculiari di capre, scimmie, sale, ignoranza ubriaca o “porta della Verità.” Ma io voglio attirare la vostra attenzione su un brillante pezzo, di certo poco noto, della ricerca del Dott. Roger Prior, emerito della Belfast University. È apparso, purtroppo, sul Journal of Anglo-Italian Studies, pubblicato dalla University of Malta, il che significa che è quasi impossibile ottenerlo attraverso il prestito interbibliotecario e anche tra le otto biblioteche americane che possiedono la rivista, non tutte hanno il volume del 2008 in cui appare.

Il lavoro di Prior riguarda la cittadina italiana di Bassano, a nord di Venezia. Nella piazza principale c’era un farmacista conosciuto come “il Moro”, sotto la gran insegna di una testa di moro che pendeva all’esterno. C’era anche un’altra farmacia in piazza, che fino al 1591 era gestita da un uomo chiamato Giovanni Otello. Diversi altri membri della famiglia Otello vivevano nella città e due di loro, entrambi notai, hanno commissionato dei dipinti a Jacopo Bassano, l’artista più famoso della città.

Una piazza più piccola nella città era conosciuta come la Piazza del Sale. Prominente in questa piazza era l’edificio piuttosto fatiscente raffigurato nella fotografia in bianco e nero di cui sopra. A rivestire la parte anteriore c’era un notevole affresco. Esso poteva essere visto correttamente solo la mattina presto quando c’era una buona luce e tutte le imposte erano chiuse. Una volta aperte, queste imposte, note come Gelosie, avrebbero coperto buona parte dell’opera. L’affresco fu dipinto nel 1539 dal Bassano. Fino al 1583, la casa era di proprietà del filosofo Zuanne Corno, un ambasciatore del Senato veneziano il cui titolo era Conte Palatino noto per aver scritto un sonetto sul pianto. Il suo cognome, Corno, evocava “Mister Corna”, la figura elisabettiana del cornuto. Suo genero Zanetto, un mercante di sale, gestiva il suo negozio da una delle vetrine al piano terra.

L’affresco è diviso in diverse fasce. Nella parte superiore c’è una serie di animali, con una pecora in risalto. Accanto ad essa, una capra grande sotto la quale si è seduta una scimmia. (Il tema rispecchia l’avviso del Nuovo Testamento che la gente sarà divisa in pecore e capre). Approssimativamente sotto questa scimmia è un grande dipinto di una donna nuda – la Verità – che sta tra due delle finestre ad arco. Naturalmente, può essere vista solo quando le imposte sono chiuse, altrimenti esse formano una porta e la coprono. A sinistra della Verità è un’altra grande figura allegorica, con due facce e un serpente intorno al braccio, a significare la Prudenza. Infine, sotto la Verità c’è un dipinto dell’Ebbrezza di Noè, e alla sinistra, le figlie di Lot dopo la loro fuga da Sodoma.

I collegamenti tra Otello e la città di Bassano iniziano, quindi, con il personaggio di Otello, che si suppone utilizzi farmaci e medicinali per sedurre Desdemona e può essere fatto risalire al farmacista Otello nella piazza principale.

Il discorso di Iago, nel frattempo, suggerisce che l’autore di Otello avesse effettivamente visto questo affresco e lo associa al tema delle corna che domina il dramma. Come se scorresse l’affresco verticalmente verso il basso, il discorso di Iago inizia con la capra e la scimmia, poi si riferisce alla figura della verità come se fosse coperta dai battenti delle imposte, o “gelosie”. Il sale si riferisce al negozio di sale al piano terra e “l’ubriaca incoscienza” (“ignorance made drunk”) si riferisce a Lot ubriaco che giace con le sue figlie e all’ebbro e nudo Noè. L”interesse dell’autore per questo affresco -un’allegoria biblica, in cui la verità è nascosta da gelosie- è conseguente all’altra allegoria biblica del dramma.

Il problema è, ovviamente, che se egli non andò affatto in Italia, perchè mai l’uomo di Stratford avrebbe fatto visita alla cittadina italiana di Bassano, che non si trovava sul consueto itinerario turistico? Ha molto più senso -come indicato nel mio precedente articolo – che l’autore del dramma sia Amelia Bassano Lanier. Essa avrebbe avuto tutte le ragioni per visitare la città natale della sua famiglia. Infatti, tre dei suoi cugini -i figli di Antonio Bassano- hanno preso un congedo dai loro posti di lavoro nella compagnia di flauti da settembre 1593 a marzo 1594, che normalmente significava che avrebbero viaggiato all’estero. A mio parere, il loro compagno in questo viaggio fu la loro prima cugina Amelia, e fu durante questo viaggio che acquisì la conoscenza di prima mano dell’Italia che poi incorporò in una dozzina di drammi.

John Hudson è un consulente strategico specialista in nuovi modelli industriali e ha contribuito a creare diverse aziende di telecomunicazioni e Internet. Recentemente è stato consulente ad un think tank di primo piano sul futuro del settore del teatro e sta portando avanti un’innovativa teoria su Shakespeare, come drammaturgo alla “Dark Lady Players”. Nell’autunno 2009 è stato Artist in Residence presso la Eastern Connecticut State University. È laureato in Teatro e Shakespeare, in Management e in Scienze Sociali.

(© John Hudson e Clyde Fitch Report. La presente traduzione è stata autorizzata dall’autore)

  1. E come allora?… Che vi debbo dire?

    Dove andarvi a cercare la certezza?

    Che possiate sorprenderli sul fatto,

    è cosa che non credo sia possibile,

    fossero pur lascivi come capre,

    focosi come scimmie,

    arsi di voglia come lupi in foja

    e temerari quanto può ridurli

    l’ubriaca incoscienza… Però, dico,

    se può una semplice indicazione

    suffragata da circostanze valide

    che menan diritto alla soglia del vero

    bastare, dico, a darvi la certezza,

    ebbene, questo voi potete averlo.

    (traduzione: Goffredo Raponi []